Appunti e proposte per la riforma della legge sulla caccia
Premessa
È attualmente in corso una riforma della legge sulla caccia, proposta dal Ministro Lollobrigida, volta a superare alcuni limiti della normativa vigente. La Legge 11 febbraio 1992, n. 157, tuttora in vigore, ha raggiunto in buona parte gli obiettivi prefissati, ma risulta ormai superata, alla luce dei mutati contesti faunistici, sociali e ambientali.
Contenuti della proposta
La nuova proposta introduce alcune novità, tra cui la possibilità, per i conduttori di fondi agricoli in possesso di licenza venatoria e adeguata formazione, di abbattere animali di specifiche specie (ad esempio, i cinghiali) che si trovano sul proprio fondo e arrecano danni alle colture.
Tuttavia, accanto a questa misura condivisibile, la proposta contiene interventi che risultano difficilmente conciliabili con una gestione sostenibile e conservativa della fauna selvatica. In particolare:
estensione del calendario venatorio;
inserimento tra le specie cacciabili di piccoli uccelli non dannosi per l’agricoltura (es. fringuello);
ampliamento delle modalità di caccia consentite;
possibilità di cacciare all’interno dei parchi;
aumento del numero di richiami vivi detenibili;
riduzione delle aree soggette a divieto di caccia.
Criticità non affrontate
La proposta ignora inoltre alcune questioni fondamentali legate all’attività venatoria e alla coesistenza tra cacciatori, agricoltori e cittadini. Si segnala, ad esempio, che nella stagione venatoria 2023-2024 si sono registrati 12 morti e 56 feriti a causa di incidenti di caccia.
Tra le principali criticità:
permane la possibilità per i cacciatori di accedere ai fondi privati senza il consenso dei proprietari, salvo procedure complesse e spesso inefficaci per impedirlo;
non è chiarita la dotazione finanziaria della riforma: senza risorse adeguate, nessuna misura può essere concretamente attuata;
non viene affrontato il tema delle specie alloctone invasive (nutrie, procioni, pappagallini, scoiattoli grigi, ecc.);
manca una riflessione sulla coesistenza tra fauna selvatica, cittadini e agricoltori, così come tra questi ultimi e i cacciatori.
Proposte integrative
Per rendere la riforma realmente efficace e orientata alla gestione e conservazione della fauna, si suggerisce di:
evitare l’ampliamento del calendario venatorio;
escludere dalle specie cacciabili quelle di scarso valore venatorio e/o non dannose all’agricoltura (es. fringuello);
vietare la caccia all’interno dei parchi, salvo abbattimenti selettivi per motivi sanitari, effettuati da personale autorizzato;
limitare le modalità di caccia consentite;
ridurre (o, per alcune specie, azzerare) il numero di richiami vivi detenibili;
aumentare l’estensione delle zone di divieto, considerata anche la diminuzione dei cacciatori.
Ulteriori questioni da considerare
Nuova classificazione della fauna selvatica:
(Attualmente la fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile dello Stato. In altri Paesi non è così). Prevedere tre categorie di fauna:
Lista A: patrimonio indisponibile dello Stato (specie migratorie, a rischio, di alto valore faunistico);
Lista B: fauna di proprietà del fondo su cui si trova (specie stanziali, non a rischio);
Lista C: specie alloctone e dannose, non protette, abbattibili liberamente con metodi non cruenti da cacciatori e conduttori dei fondi.
L’ISPRA dovrebbe aggiornare annualmente le liste entro un termine utile all’avvio della stagione venatoria.
Assetto delle zone di coesistenza:
Tutto il sistema delle malghe e dei pascoli (dell’arco alpino e non solo) era fondato sulla sparizione dei grossi predatori (lupi e orsi) e sulla bassa presenza di ungulati. La riduzione della pressione venatoria, il sottoutilizzo e l’abbandono di malghe e pascoli hanno favorito la proliferazione di ungulati e la conseguente espansione dei loro predatori, arrivando a ridosso di stalle ed abitazioni. Serve una riorganizzazione territoriale che permetta ai selvatici di mantenere popolazioni numerose e stabili ma limiti il contatto diretto tra fauna selvatica e attività umane, allo scopo sia di limitare il disturbo reciproco che il diffondersi di epizoozie.
È auspicabile tracciare confini tra le aree destinate alla fauna e quelle alle attività umane, prevedendo adeguati risarcimenti e ristori a coloro che dopo il tracciamento ricadano all’interno delle aree dedicate alla fauna e si vedano costretti a limitare, trasferire o chiudere le proprie attività.
Piattaforma digitale per la caccia:
Implementazione di un’applicazione per smatphone collegata ad una Piattaforma Venatoria Nazionale (è sufficiente apportare alcune modifiche ad una applicazione di geolocalizzazione) con:
tracciamento obbligatorio dei cacciatori durante l’esercizio della caccia, per facilitare sia i controlli che la ricerca in caso di incidente o smarrimento;
registrazione in tempo reale dei capi abbattuti, monitorando così la consistenza dei prelievi in tempo reale;
notifiche automatiche in caso di presenza di altri cacciatori, sconfinamento in aree non consentite, termine dell’orario di caccia, ecc.
Modifica dell’art. 842 c.c.:
Subordinazione dell’accesso dei cacciatori ai fondi privati al consenso del conduttore (proprietario o affittuario).
Per quanto riguarda gli agricoltori, il consenso potrebbe essere espresso direttamente in domanda PAC, ed il dato confluire direttamente in Piattaforma Venatoria Nazionale, per gli altri cittadini, con una semplice comunicazione al Comune di residenza.
Riforma degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC):
Previsione di fusioni e accorpamenti degli attuali ATC per migliorarne la gestione e ampliare la libertà di movimento dei cacciatori, pur mantenendo un legame con il territorio.
Divieto automatico nelle zone periurbane e a edilizia diffusa:
Limitazione delle possibilità di contatto con i cittadini ed animali domestici, e conseguentemente del verificarsi di incidenti (l’applicazione di cui sopra potrebbe segnalare in tempo reale di trovarsi fuori dei limiti consentiti da strade, case, stalle e manufatti).
Controllo delle specie alloctone invasive:
Autorizzazione dell’abbattimento senza limiti di specie invasive (nutrie, procioni, parrocchetti, ecc.), compresa la distruzione di nidi e tane.
L’esperienza britannica nella gestione della nutria dimostra che, pur con tempi lunghi, l’eradicazione è possibile.
Conclusione
È fondamentale sottolineare che nessuna delle misure proposte potrà essere realmente efficace senza una dotazione finanziaria adeguata.
All’ISPRA dovrebbe essere affidato il compito di quantificare il fabbisogno per ciascuna misura e di inserirne la realizzazione nei Piani Faunistici.
27/07/2025
Luca Lazzaro